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CANNOLI SICILIANI
Un Sacerdote-Poeta palermitano nel 1635 esalta in un'ottava la
magnificenza del cannolo con le metafore "scettru di ogni Re e virga di
Mosè". Il dolce per eminenza è il cannolo, al plurale "cannola", il suo
nome viene da canna, (rubinetto).
Proviene dal nome volgare (latino) dell'arbusto "canna" (Arando donax)
con fusto cilindrico vuoto e nodoso, anticamente usata per vari usi
ordinari. Uno scherzo sicuramente da preti, nato in un dimenticato
monastero e successivamente propagato dalla pasticceria palermitana, un
motteggio carnevalesco del tempo faceva uscire da un rubinetto (cannolo
in siciliano, il termine molto antico e riscontrato in documenti che
attestano il significato della canna che serviva da cannella per
abbeveratoi e fontane) invece dell'acqua, crema di ricotta. Nel
palermitano, dove il dolce è nato, sono notissimi i "cannolicchi", dalle
dimensioni di appena un dito. La "canna" con la sua forma cilindrica e
dal giusto diametro un tempo si usava per dare foggia alla cialda di
questa delizia. Il particolare sta nel rivestimento, la "scorcia", la
cialda è preparata con la farina nel cui impasto va aggiunto del vino,
l'uovo, lo zucchero e un po' di polvere di cacao per colorare
l'impastatura.
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